giovedì 10 giugno 2010

Sesso e disabilità

Affrontiamo in questa pagina il problema serio della sessualità nella persona disabile. Il primo problema da affrontare prima di parlare di sessuologia della disabilità, è che il disabile è persona e come tale non deve essere represso nelle sue pulsioni sessuali, semmai aiutato e corroborato nella sua espressività sessuale. Perché, diciamocelo, se non abbiamo pregiudizi verso di essi, e se abbiamo imparato a guardare nel disabile come ad una persona normale, con una ricchezza interiore, ma anche se abbiamo imparato a tollerarla nei suoi bisogni elementari, allora potremo parlare serenamente della loro sessualità e delle loro pulsioni. Il problema della sessualità del disabile non risiede nella autonomia della persona con handicap ma nella mancata accettazione del soggetto cosiddetto “normodotato” che è maldisposto verso la persona diversamente abile. Se di sesso si legge nella cronica per quanto concerne la persona sofferente, è nel senso che essa viene fatta oggetto di brutture e di violenze: è facile leggere nella cronaca nera di violenze nei riguardi di donne con deficit mentale. Per controverso l’ipocrisia nell’affrontare il tema del sesso e della disabilità, fa sì che non si concede al disabile il raggiungimento della massima autonomia possibile, ma anzi, questi viene vissuto come persona “dipendente”, non dotata di sentimento e di affettività mature. Occorre, invece, riconosce la necessità di restituire al paziente ampi spazi di autodeterminazione, ma tuttavia viene applicato con estrema difficoltà all’ambito sessuologico. Quando infatti all’interno di un progetto educativo diventa necessario affrontare il tema della sessualità, si tende solitamente a sostituire il principio della massima autonomia possibile con quello della minima autonomia indispensabile. Inoltre si tende sempre a reprimere anziché ad amplificare le pulsioni sessuali nell’handicap. Ciò ovviamente è in antitesi con le linee guida internazionali che prevedono per ogni disabile la reintegrazione sociale, l’elaborazione di sé e l’insegnamento delle abilità e competenze, per accedere ad una autonomia più ampia possibile. L’atteggiamento comune riguardo la sessualità dei disabili è dominato da irrazionalità, pregiudizi e paure proiettate su coloro i quali si prestano ad incrementare il loro vissuto e le loro fantasie attraverso la sessualità. Nella nostra società prevale un duplice atteggiamento che oscilla tra la negazione della sessualità del disabile e una considerazione di essa come perversa e abnorme. Altro errore che si fa è considerare il disabile come un eterno bambino o, peggio, come dotato di una sessualità immaginata come disinibita, deformata come se si trattasse di un disabile psichico. Al contrario si tollerano, o peggio, si accettano tacitamente comportamenti aberranti dei cosiddetti individui abili, come l’amore sadomaso, il feticismo, ed altre maifestazioni devianti come il voyerismo, o peggio la pedofilia! Invece, guardandoci bene negli occhi, diciamoci chiaramente che una persona anche se su di una carrozzella può avere il desiderio di amare e di essere amata normalmente, come persona, accettata per quello che è, e che può dare, senza ansia di prestazioni o altro. Se riesce a fare l’amore da seduto, può andare bene anche così! Ma guai a quelle persone che amano questi soggetti più sfortunati di un amore mercenario, per raggirarli, cosa che in questi giorni apprendiamo dal web, dove esiste un giro di prostitute che si definisce “caritatevole” ed attua l’amore a pagamento, ritenendosi delle “specialiste” del settore. Al contrario è molto bella una pagina che ho letto sempre su internet dove si parla di una lei che arriva dal suo lui, barcollando, bella anche nel suo atteggiamento di disabile, mentre procedere vincendo la spasticità dei suoi muscoli o di lui, che ama lei, abbracciandola da una carrozzella, mentre lei si accuccia sulle sue cosce, seduta, e lui la raggiunge per come può intimamente, altre volte l’amore è fatto di carezze, di dolcezza e di finezze, non necessariamente deve essere una “ginnastica” come fanno le persone “abili”, che in realtà comunicano solo potenza virile e sesso freddo. Talora anche saper apprezzare la mano tremolante che carezza, avere paziente e disporsi in modo che il compagno riesca ad amarci rende sublime l’amplesso amoroso con disabile. E ricordiamoci che l’handicap, qualunque esso sia, non potrà mai impedirci di amare l’altra persona. Conosco storie di uomini ciechi che hanno avuto storie appganti con donne innamoratissime; addirittura so di una scappatella di un disabile non vedente! Importante è elaborare il proprio schema corporeo e rendere accettabile all’altro anche i nostri handicap, che spesso diventano come i nostri distintivi. Non è stato forse di insegnamento in questo il papa, che fino all’ultimo ha vinto il suo handicap, essendo più eloquente con il silenzio anziché con mille discorsi sulla disabilità? I sentimenti delle persone diversamente abili, infatti, sono assai più sinceri e limpidi rispetto a quelli delle persone normali, perché filtrati attraverso l’esperienza della sofferenza ed una maturità maggiore. Da qui occorre un atteggiamento dei familiari più maturo che deve essere costruttivo, mirante a reintegrare ed aiutare la riabilitazione sociale e l’autonia dei disabili. Essi tendono a proteggere fin troppo quei figli diversamente abili, rilegandoli in un mondo in cui il sesso non esiste e non deve rientrare nella loro vita.

Considerazioni

è proprio come cita quest'articolo. Io sono considerata da mia madre da quando frequenta la setta dei testimoni di geova una demente mentale per cui il sesso è tabù e anche gli uomini di cui mi sono innamorata specialmente l'ultimo, mi hanno sempre considerata un'eterna bambina o peggio ancora il ragazzo che amo attualmente mi ha allontanata da lui per farsi dimenticare da me e mi ha detto che devo guarire da sola perchè lui non può fare nulla per aiutarmi. Mi ha considerata una malata psichica invece di considerarmi come una persona innamorata, è proprio vero il disabile è considerato un soggetto non in grado di provare sentimenti forse perchè si ha paura della sofferenza e non si pensa che anche un disabile al di là della sofferenza può Amare profondamente con difficoltà non dico di no ma se venisse aiutato sono sicura che può Amare meglio delle cosidette persone normodotate comunque pazienza sopporterò questa discriminazione daltronde non sono l'unica disabile ad essere discriminata e derisa, si perchè è questo che ha fatto il ragazzo di cui sono innamorata, si è preso gioco di me facendomi domande inbarazzanti, purtroppo questo mondo considera solo la bellezza fisica e non guarda il cuore delle persone.

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